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Più che un vero film è un collage di gag questo Tuo Per Sempre, una serie di comiche unite assieme che propongono Buster Keaton in diverse situazioni (com'è tipico del meccanismo della comica), lui al bar, lui cameriere, lui e lo sport... Senza che ci sia però un vero filo conduttore se non un trama pretestuosa ed esile esile. Soprattutto è lo spessore inesistente di personaggi e situazioni che fa di questo film nulla più che una lunga comica (e anche di quelle più spensierate).
E' innegabile tuttavia il talento visivo di Keaton (in questo caso anche regista nonostante per motivi di contratto dovesse risultare un altro), evidente in sequenze molto belle come quella del volo al rallentatore con l'ombrello.
Molto si è parlato e discusso, specialmente negli anni '70, riguardo una presunta superiorità del cinema di Buster Keaton rispetto a quello contemporaneo e in fondo simile di Charlie Chaplin.
Discutendo delle loro opere a livello micro, per singole sequenze, si può tranquillamente affermare che Keaton possedeva un talento immaginifico ed estetico nettamente superiore a quello di Chaplin (che mai fu un grande tecnico della regia), ma ad un livello macro, concependo i film non solo nella loro interezza ma anche come tasselli di un'opera più grande, la filmografia, non si può neanche accostare i due, tanto l'opera di Chaplin è più intensa personale, originale e complessa.
Questa forse è la grande sfortuna di Keaton, autore intelligente e creativo che ha convissuto e lavorato nel medesimo ambito di quello che forse è il più grande autore della storia del cinema. E tuttavia pur facendo anch'egli comiche e lungometraggi malinconicamente comici in molte maniere se ne distacca, in primis perchè non è come il vagabondo un essere ai margini della società, anzi è integrato e lotta da dentro conro le angherie dei potenti, non da fuori, e in seconda battuta perchè c'è un'attenzione sicuramente maggiore al cinema, i film di Keaton sicuramente parlano più di cinema di quanto non facciano quelli di Chaplin.


Tratto dal classico di H.G. Wells questo L'Uomo Che Visse Nel Futuro, è un film decisamente trascurabile.
Già c'è un problema con  l'adattare la storia di Wells, che pur essendo uno dei più fuglidi esempi del genere è decisamente superata (e lo era anche negli anni '60, basta pensare che all'epoca andava in onda Ai Confini Della Realtà), poi George Pal ci mette del suo con una messa in scena decisamente banale.
Nulla di originale in un filmucolo di fantascienza che se dal punto di vista del contenuto è uno dei fondamenti della fantascienza moderna, dalla parte dell'espressione è una rimediazione di tante cose dell'epoca (Bava per quanto riguarda le scene nelle caverne) fatta senza la minima originalità.
L'unico pregio è nell'aver anticipato in un certo senso il binomio fantascienza/design, la macchina del tempo è in effetti un oggetto molto suggestivo.
Interessante anche il fatto che il film (ambientato in Inghilterra, ma rigorosamente americano) sia girato e fotografato alla maniera inglese.
Ne è stato fatto un remake pochi anni fa con Guy Pearce chiamato Time Machine.
Occorre dirlo subito, Nichetti ha l'indubbio merito di tentare di fare un cinema diverso, un cinema che in Italia non si fa mai, cioè quello che riflette apertamente su se stesso, anche dal punto di vista della messa in scena (solitamente lo si chiama metacinema) e che mostra apertamente i dispositivi della propria messa in scena. Ladri di Saponette tenta un discorso metafilmico appunto sul tema della fruizione del cinema in televisione, non soffermandosi alla banale e sterile critica alle interruzioni pubblicitarie (che è solo la superficie dell'analisi), ma cercando di andare più a fondo sulle conseguenze di un film fruito in casa, rispetto ad un film fruito al cinema. Ed ecco che un film neorealista che si contamina con variazioni irreali provenienti dalla realtà (Nichetti-regista del film, viene risucchiato nel film e tenta di farlo andare avanti normalmente, mentre i personaggi delle pubblicità, anch'essi risucchiati dentro, ne sconvolgono la trama), viene fruito da una famiglia senza che nessuno si faccia domande, il padre legge il giornale, il figlio prima è intento ad altro poi si addormenta e la madre distratta alla fine si commuove giusto per la scena del bacio. Intanto negli studi televisivi si consuma una cinefilia che è fine a se stessa sempre più lontana dal pubblico.
Queste con tutta probabilità le intenzioni dell'autore (ma c'è anche dell'altro), che si concretizzano all'insegna del citazionismo più sfrenato, come al solito Nichetti chaplineggia e gioca con la sua figura clownesca, mentre le citazioni neorealistiche sono d'obbligo e le parodie delle pubblicità non sono grottesche come quelle di Fellini in Ginger E Fred.
Però già verso metà il film sembra arenarsi, continuando a riproporre sempre le medesime problematiche, non uscendo quindi da quell'empasse che subisce la trama, e alla fine non si risolve, lasciando però pochi interrogativi e molta insoddisfazione.


La cosa più importante da ricordare dalla visione di questo L'Asso Nella Manica è il fatto che viene 10 anni dopo Quarto Potere. Chiaramente certe cose (parlo più che altro a livello contenutistico) non potevano più essere le medesime e fare un film sul potere della stampa era un terreno rischioso.
Billy Wilder tuttavia riesce a parlare di questo tema in maniera totalmente personale, contaminando le tematiche classiche con le atmosfere noir che gli sono molto care. Esce fuori così accanto al ritratto di un uomo permeato da un'ambizione che trova soddisfazione nella scalata sociale nel mondo giornalistico, un ritratto di un mondo permeato dalle medesime ambizioni.
Il film passa dunque dal sembrare una storia pretesto per narrare del potere mediatico ad una storia pretesto per parlare del potere e della sua ricerca da parte degli uomini.
Il crescendo con il quale il giornalista protagonista monta la vicenda è unico, in perfetto equilibrio tra esigenze filmiche e un'aderenza alla realtà, il racconto di come la situazione sfugga di mano a chi ne voleva trarre profitto è emblematica.
Ma come detto più di tutto colpisce il modo con cui Wilder riesce a dare a tutto un'aria noir, individuando subito nella moglie della vittima un personaggio simile ad una dark lady e riuscendo a disegnare un mondo oscuro, composto da nette contrapposizioni bene/male, luce/ombra, che riescono ad emergere anche negli assolati paesaggi desertici dove tutto è ambientato.
L'Asso Nella Manica è forse l'ultimo grande film di Wilder prima che iniziasse il gloriosissimo periodo delle commedie.
Feb 0610

<font color=black>Pellicole Rovinate in Tv</FONT>

Pubblicato da Gabriele Niola alle 17:06 in


Continua il lunedì alle 21 su Studio Universal la rassegna dei film di Buster Keaton con College - Tuo Per Sempre e inoltre segnalo due bellissimi film di Wilder entrambi con Walter Matthau, uno dopo l'altro giovedì e venerdì, ed inoltre segnalo sempre venerdì Vamos a Matar Companeros uno spaghetti western di Sergio Corbucci considerato tra dei migliori in assoluto, vedere per giudicare.


DOMENICA 12 Febbraio:
Il Secondo Fratello di S. Imamura (1959) - Rai3 ore 1.35
Porci, Geishe e Marinai di S. Imamura (1961) - Rai3 ore 3.15

LUNEDI' 13 Febbraio:
Splendore Nell'Erba di E. Kazan (1961) - Sky Classics ore 21.00 R
College - Tuo per Sempre di J. W. Horne (1927) - Studio Universal ore 21 R

MARTEDI' 14 Febbraio:
La Conversazione di F. F. Coppola (1974) - Studio Universal ore 23.20
 
MERCOLEDI' 15 Febbraio:
Pickpocket di R. Bresson (1959) - Rai Sat Cinema World ore 1.35  

GIOVEDI' 16 Febbraio:
Prima Pagina di B. Wilder (1974) - Rete 4 ore 1.15 R
La Notte Dei Morti Viventi di G. Romero (1968) - Rai Sat Cinema World ore 23.35

VENERDI' 17 Febbraio:
Non per soldi... Ma per denaro di B. Wilder (1966) - La 7 ore 14.05 C
King Of New York di A. Ferrara (1989) - Rete 4 ore 2.45
Vamos a Matar Companeros di S. Corbucci (1970) - Sky Classics ore 23.25 R

SABATO 18 Febbraio:
Taxi Driver di M. Scorsese (1975) - Rete 4 ore 0.35 C


R = Interessante... lo registrerò!
C= Caldamente consigliato

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