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I film di Buster Keaton spesso sembrano procedere per accumulo i gag su un tema. Anche in questo caso è così, la trama, sempre assolutamente pretestuosa, questa volta parla di un duro e virile conducente di barche a vapore che reincontra il figlio decisamente più mollaccione e lo prende con sè nonostante non gli somigli per nulla, anche se si è innamorato della coetanea figlia del suo più acerrimo nemico un moderno costruttore di battelli a vapore.
Variazioni sul tema dell'inettitudine, come era stato anche in College e come spesso accade in Keaton, in questo caso nemmeno troppo originali.
Così il film si barcamena sul filo di un'esile trama e trovate non felicissime, fino all'arrivo del ciclone del titolo, momento di totale distruzione e anarchia fisica in cui Keaton dà il meglio di sè e del suo cinema: tanta fisicità, effetti speciali impensabili, edifici che precipitano, alberi che volano, case che si scoperchiano e in mezzo sempre lui, impassibile tutto intento ad organizzare mille modi per sopravvivere.
Difficile non pensare al cinema di Chaplin nel guardare Keaton, specialmente per il tipo di comicità slapstick, ma ancora una volta molto cose li separano, specialmente l'occhio con cui vedono il mondo.
Keaton, a differenza di Charlot, è integrato con gli esseri umani (anche se non è mai una figura carismatica per via del suo carattere sensibile) ma litiga con gli oggetti, mentre il vagabondo non è integrato con nessuno, al limite ha un unico amico (che alternativamente sono cani, donne e bambini) cosa che rimarca quanto egli sia ai margini della società, e lotta sempre contro gli altri esseri umani, contro la società, riutilizzando gli oggetti in maniera creativa.
Là dove Keaton si aggira in un mondo in cui la fisica gli è ostile (addirittura la ciambella che fa cadere in mare affonda) Charlot si dimena in un universo in cui la società tutta (dagli uomini alle figure dell'ordine) gli è ostile, mentre sono gli oggetti la sua salvezza.


Feb 0625

<font size=3 color=Black>Pellicole Rovinate in tv</font>

Pubblicato da Gabriele Niola alle 11:24 in


Segnalo lunedì sera su La7 il mega cult (quasi solo a Roma) Febbre Da Cavallo, più che un film un fenomeno di costume, poi sicuramente martedì L'Uomo Che Fuggì Dal Futuro, il primo film di George Lucas, vero e proprio saggio sulla fantascienza che spiega come la fantascienza sia uno stato mentale e non solo effetti speciali, un film poverissimo, fatto all'università, che dà l'idea del futuro attraverso pochi elementi fondamentali (uso dei colori, minimalismo e particolari). Mercoledì poi c'è Ultimo Minuto l'unico film italiano sui retroscena del calcio, cosa pressocchè inspiegabile. Infine Sabato c'è L'avventuriera del piano di sopra, commedia dell'ultima fase dei telefoni bianchi (piena d'allusioni) cn Vittorio De Sica e Aldo Fabrizi  e primo film tutto ideato da Raffaello Matarazzo.

DOMENICA 26 Febbraio:
Manhunter di M. Mann (1986) - Canale 5 ore 2.50
 
LUNEDI' 27 Febbraio:
Febbre Da Cavallo di Steno (1976) - La7 ore 21.00
Guerra e Pace di K. Vidor (1956) - Sky Classics ore 22.55 R

MARTEDI' 28 Febbraio:
L'Uomo Che Fuggì Dal Futuro di G. Lucas (1971) - Sky Classics ore 23.25 C
 
MERCOLEDI' 1 Marzo:
Ultimo Minuto di P. Avati (1987) - Rai Uno ore 23.10 R

GIOVEDI' 2 Marzo:
Inseparabili di D. Cronenberg (1988) - Sky 3 ore 4.50
 
VENERDI' 3 Marzo:
Mamma Roma di P. P. Pasolini (1962) - Sky Classics ore 21.00

SABATO 4 Marzo:
L'Avventuriera Del Piano di Sopra di R. Matarazzo (1941) - Rai Tre ore 4.30 R


R = Interessante... lo registrerò!
C= Caldamente consigliato

Recuperato in un cineclub romano, L'Appartamento alla sua seconda visione guadagna tantissimo. Chissà perchè la prima volta che l'avevo visto l'avevo mal giudicato, relegandolo al rango di "opera minore", invece dopo la visione al cinema (ma avrà influito anche la lingua originale...) ritratto tutto.
L'Appartamento, pur essendo una delle meno divertenti tra le commedie del dinamico duo Wilder/Diamond, è uno dei film più intensi prodotti dalla coppia (intenso quanto molti noir di Wilder), a tratti struggente ed autentico.
Rimane chiaramente invariato il giudizio sulla meravigliosa regia di Wilder (una delle cose che amo di più) e sulla fotografia sapientemente priva di sfumatura tutta bianchi e neri chefa anche un bellissimo uso del formato wide 16:9.
A tratti Wilder e Diamond sembrano dare l'impressione di poter partire da qualsiasi spunto, anche il più cretino (da due uomini che vogliono truffare l'assicurazione, a due musicisti in fuga dai gangster, ad un marito geloso di un personaggio famoso) e ricamarci sopra situazioni divertenti ed interessanti, con personaggi umani inseriti in un universo mostruosamente spietato, e tirare avanti quasi all'infinito senza variare ritmo.
In questo caso attraverso lo spunto della storia di un impiegatuccio incastrato dalla sua sudditanza e dalla sua accondiscendenza verso i più potenti ad offrire il suo appartamento come garçoniere ad ore, Billy Wilder parla di una società arrivista e priva di moralità capace di contagiare tutti (anche il buono della situazione), parla di un sottobosco di solidarietà (il rapporto con il medico vicino), parla di uomini e donne (il tema più scontato) e parla tanto di cinema.
Un cinema che ha imparato la lezione del noir e ha superato quel momento artistico e storico (gli anni '40) portando quella conoscienza con sè per arricchire gli altri generi (la commedia), con un uso funzionale di fotografia, messa in scena, sonoro, dialoghi e figure archetipe. Un cinema che non si ferma mai e si fa arricchire da tutto ciò che vede (incredibilmente l'immagine a destra potrebbe essere tratta da un qualsiasi film della contemporanea Nuovell Vague francese).




Jacques Tourneur si sa è un grandissimo maestro del cinema, un europeo che è riuscito a fare film più americani di molti altri americani, dimenticando il suo cinema d'origine per cercare nuove vie in quello d'adozione.
E Le Catene Della Colpa non fa eccezione, assieme a La Fiamma Del Peccato è uno dei più solidi, classici e tipici film noir mai girati. Fotografato in maniera splendida e colmo di trovate inventive il film comunica un senso di imminente fatalità fin dal primo fotogramma, riuscendo e trascendere una recitazione non impeccabile ed una trama abbastanza arruffata, interessandosi unicamente del destino segnato dei personaggi.
Dice bene Mereghetti quando sostiene che il momento migliore della pellicola è quando Robert Mitchum attende la dark lady nel bar, "non succede nulla ma c'è tutto lo spirito del film".
Girato ben 6 anni dopo Il Mistero Del Falco e 3 dopo La Fiamma Del Peccato, Le Catene Della Colpa trova ancora qualcosa di importante da dire utilizzando le medesime figure archetipe nel medesimo modo. Ancora una volta non è quello che si dice nè come lo si dice a fare la differenza ma è l'aria che si respira, sono quegli impermeabili spiegazzati e tutto quel fumo, quei tagli di luce disperati e quei violini taglienti, quelle volta faccia imprevedibili compiuti con rassegnata naturalezza e quei terribili ammiccamenti sessuali a fare il vero noir, che forse, anche più del western, costituisce la vera anima profonda del cinema, il suo vero specifico.


Realizzato con una struttura episodica che approfondisce in 4 segmenti 4 diverse personalità di un gruppo di amici di una città di provincia del nord Italia, Signore & Signori è uno dei più importanti film italiani mai girati.
Nonostante la sua notorietà non sia a livello di omlti altri film come I Soliti Ignoti, la sua importanza lo è.
Tutto è perfetto, dalla sceneggiatura, al montaggio, alla recitazione, alle idee di regia. Con Signore & Signori Germi riesce contemporaneamente a dare un'idea di mondo e un'idea di cinema (idea che è più debitrice a Fellini di tutti gli altri suoi film), parlando di una realtà locale che in un certo modo rispecchia la globalità.
Ogni episodio fa storia a sè. Il primo (un uomo si finge impotente per portarsi a letto la ragazza di un amico) introduce lo scenario, i personaggi e le situazioni narrando di un universo di molteplici solitudini che si uniscono scporadicamente ma mai con convinzione. Non c'è amore, non c'è amicizia e non c'è lealtà. Un mondo privo di valori.
Il secondo (stanco di una vita in una famiglia che lo opprime e lo vessa un uomo molla la moglie e scappa con la cassiera di un bar in un idillio d'amore che sarà stroncato dalla bigottagine e dallo strapotere della chiesa e delle sue ramificazioni civili), prosegue il discorso iniziato con Divorzio All'Italiana e Sedotta E Abbandonata, questa volta però trasferito al nord, realtà diversa, ma nemmeno poi tanto. Là dove c'era l'onore qui c'è la chiesa e la rispettabilità ma le carte in gioco non cambiano. Ne esce così fuori il ritratto di una gabbia dalla quale non si può fuggire, ma si deve rimanere, imboccati dal padrone ecclesiastico.
Il terzo infine (storia collettiva di come per salvare la rispettabilità di un gruppo di uomini andati a loro insaputa con una minorenne, si sia dovuta mobilitare la chiesa) sottolinea ancora e in maniera più potente le ramificazioni del potere ecclesiastico, come funzionino e come queste regolino la vita paesana.
Nel complesso il film è coerente, pieno di ritmo, divertente e complesso, un'opera come non se ne vedono di frequente e che ha influenzato tantissimo cinema a venire (su tutti il miglior Verdone).


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