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Cane di Paglia (Straw Dogs, 1971) di Sam Peckinpah

Gabriele Niola avatar Martedì 17 Aprile 2007, 11:47 in Anni '70 di Gabriele Niola
Ecco finalmente un'opera tesa e "morale" che mette a frutto l'abilità, le idee e lo stile secco e asciutto di Peckinpah.
Dotato di un ritmo molto rilassato che si infiamma nel finale (come il portagonista e come il cane di paglia che brucia molto e molto in fretta) il film dimostra tutta la grande maestria di Peckinpah capace di descrivere caratteri e sentimenti in maniera indiretta (fin dalla bellissima e già eloquente scena dei titoli di testa), giocando di rimando e fidandosi molto delle capacità dello spettatore.
Tutta la prima parte in cui vengono introdotti i ruoli e le figure in gioco è molto sottile, giocata su sguardi, inadeguatezze e lunghi piani con pochi dialoghi. Il misuratissimo Dustin Hoffman si contrappone perfettamente ai rudi campagnoli inglesi, anche nei botta e risposta.
Una volta creato il clima di ansia e tensione, il regista accende la miccia con un fatto scatenante e prepara l'esplosione di violenza finale tutta fatta di penombra e stacchi rapidi, pochi movimenti di macchina e un gusto particolare per la fotografia (tutta la parte in esterno con la nebbia e le luci).
Il sangue e le efferatezze sono indispensabili così come il crudo realismo della scena dello stupro (semi consensiente). Un vero film all'insegna della complessità che rinuncia ad ogni semplificazione e non fa sconti a nessuno, specialmente agli spettatori.
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