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Desideri Nel Sole (Adieu Philippine, 1962) di Jacques Rozier

Gabriele Niola avatar Venerdì 3 Aprile 2009, 11:54 in Anni '60 di Gabriele Niola
All'epoca della sua uscita fu uno dei film più importanti della Nouvelle Vague, adorato da Truffaut e Godard e in seguito se n'è persa memoria, è finito dimenticato. E c'era un motivo.
Desideri Nel Sole, curiosamente girato il medesimo anno di Il Sorpasso, ha una struttura simile a quella del film di Dino Risi, e anche a quella di un altro contemporaneo cioè Jules E Jim (però al contrario, due donne e un uomo).

Gli elementi del movimento francese ci sono tutti: riprese in esterni, libertà stilistica, dichiarazioni esplicite di poetica filmica, i riferimenti alla cultura americana, le spiagge, le donne, le sigarette, i registi e una trama funzionale ai personaggi.
Quello che lo rende trascurabile oggi è però il fatto che tutti questi elementi siano abbozzati e non portati a termine. Ogni film Nouvelle Vague degli inizi è come un esperimento in cui diverse tecniche e diverse innovazioni del linguaggio (spesso contaminazioni e forzature del linguaggio tradizionale) vengono messe alla prova, testate e amalgamate insieme. L'amalgama di Desideri Nel Sole non solo non funziona ma non è neanche bella.

Nonostante molte idee poi entrate nel linguaggio comune (come un personaggio che parla mentendo su se stesso e uno stacco di pochi secondi che mostra la realtà dei fatti) per tanti versi la visione di Rozier, rivoluzionaria come quella degli altri colleghi non ha avuto la medesima fortuna anche perchè "funziona" meno. Anche la scena a tavola (nella quale si dice che nel 2000 i cinesi saranno ben 1 miliardo e che America e URSS si alleeranno contro di loro), molto molto particolare e interessante per inquadrature, montaggio e idea di messa in scena, alla fine funziona poco nel suo complesso.
Solo alla fine alcuni momenti trovano una sospensione e una fusione tra immagini e sentimenti che creano senso mentre per il resto il film cede al lato oscuro del movimento francese, cioè il cazzeggio intellettuale.

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5 commenti
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07 Apr 2009
alle 10:58

luca peretti

ok al punto uno

ok anche al punto due, ora capisco meglio che intendi per fattura (per quanto mi sembri tutto ancora un po' confuso), e per quanto ci siano film dal "grande contenuto" ma girati, montati, filmati malissimo.

ok al punto tre

discussione interessante, comunque. 

4
07 Apr 2009
alle 09:36

gparker

io parlo per me, non farti ingannare dal fatto che non leggi "io".

Quando dico che il film è la sua fattura intendo che il contenuto inevitabilmente passa o passa in secondo piano di fronte alla fattura, perchè la fattura è anche il contenuto. I grandi film politici del passato non li ricordiamo perchè sono politici ma perchè sono grandi film, cioè film fatti in maniera impeccabile o rivoluzionaria.

Le grandi storie commoventi, esilaranti o intelligenti del passato sono tali perchè realizzate con una forma che le ha elevate dall'essere semplicemente un dramma o una commedia, portandole allo status di grande film.

3
07 Apr 2009
alle 02:29

luca peretti

non condivido proprio la storia degli ingranaggi: ogni tanto anche io mi siedo al cinema e mi piace sapere quello che sta per succedere (in genere se vedo She is the man o roba simile), ma spesso amo essere sorpreso. la mia macchina ogni tanto si rompe (e quindi mi stupisce), ma se premo il fremo 99 su 100 si ferma. no, non e' proprio la stessa cosa. e ancora, l'obiettivo della mia macchina e' portarmi dove le dico io, l'obiettivo del film non credo sia portarmi dove il regista ha deciso. e' una banalizzazione dell'arte che non posso proprio accettare.

 In particolare Desideri nel sole pur applicando quel tipo di linguaggio non riesce a trarne senso. Non riesce cioè a comunicare sensazioni, umori ed emozioni attraverso gli strumenti del montaggio frenetico e sconnesso, dello stile libero e della sperimentazione visiva.

Ma parla per te! ripeto, liberissimo di non apprezzarlo, ma non puoi pensare che tutto il mondo la veda come te. a me ha comunicato quelle e altre cose. 

ma alla fine nonostante l'interesse non è un momento veramente indimenticabile

ho visto quel film un giorno stanchissimo 3 mesi fa, e ricordo quella scena a memoria. ancora, parla per te. 

E il fatto che si parli di politica conta veramente poco, un film non è il suo contenuto, è la sua fattura.

Ecco, questa e' una di quelle cose da manuale di cinema (scadente) che proprio non posso sopportare. Un film, secondo me e non solo, e' contenuto e forma. Ogni tanto, i film che parlano di politica, hanno anche una forma che si adatta e sperimenta in un certo tipo. questa scena forse puo' rientrare in questa categoria, del resto tu stesso hai argomentato che sperimenta per montaggio, messa in scena etc, non pensi che le due cose siano correlate? e davvero, pensi abbia senso parlare solo di "fattura" (che peraltro penso sia anche la parola sbagliata) ignorando del tutto di cosa un film parli? 

2
06 Apr 2009
alle 11:24

gparker

che sia buono scoprire autori meno noti nessuno lo mette in dubbio. Le mie perplessità sono sulla bontà di quest'opera in particolare.

Un film è una macchina, è un ingranaggio in cui tutto si incastra e va al suo posto, questo non significa che fare un film sia un'operazione geometrica, anche i film più deliranti e sognanti quando sono fatti bene e "funzionano", cioè raggiungono gli obiettivi che si sono posti, mettono in  pratica un meccanismo inesorabile. E questo è vero soprattutto per i film nouvelle vague, poichè i loro autori erano grandi fautori di teorie come questa.

In particolare Desideri nel sole pur applicando quel tipo di linguaggio non riesce a trarne senso. Non riesce cioè a comunicare sensazioni, umori ed emozioni attraverso gli strumenti del montaggio frenetico e sconnesso, dello stile libero e della sperimentazione visiva.

La scena a tavola è sicuramente la migliore, quella in cui la sperimentazione raggiunge il livello più fine, ma alla fine nonostante l'interesse non è un momento veramente indimenticabile. E il fatto che si parli di politica conta veramente poco, un film non è il suo contenuto, è la sua fattura.

1
06 Apr 2009
alle 10:46

luca peretti

non sono mica troppo d'accordo sai, e soprattutto ho il sospetto che a te abbia solamente annoiato e hai voluto trovare qualche spiegazione intellettuale a questa tua noia.

a me invece non solo non ha annoiato, mi ha divertito molto piu' di molti film dell'epoca. su questo pero' suppongo si possa discutere poco. quello che posso dirti e' che non capisco bene cosa intendi per "non funziona" (un film che io sappia non e' una macchina), soprattutto la scena a tavola, una delle poche in cui si parla di politica nei film Nouvelle Vague, una delle poche dove si fa riferimento alla guerra in Algeria (e questo basterebbe a rendera una scena quantomeno importante, senza considerare come e' girata). 

dici che l'amalgama non funziona, gia' perche'? perche' e' lungo? perche' non ha un capo ne' una coda? non so, andrebbero un attimo spiegate le cose. 

personalmente penso che bisogna gioire che finalmente si comincia a scoprire qualcuno di questi autori nouvelle vague meno conosciuti ma fondamentali, che si sono influenzati e scambiati notizioni con i piu' importanti. 

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