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Melancholia Recensione: un (il) disastro di Lars Von Trier

Mercoledì 19 Ottobre 2011, 00:19 in cinema di

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Dopo AntiChrist, film personalmente di dubbio gusto e valore, il regista danese Lars Von Trier torna con una nuova pellicola, questa volta sulla fine del mondo: Melancholia. Il film si era fatto notare a Cannes 2011 più per le polemiche del cineasta stesso (leggere qui) e per il meritato premio a kirsten Dunst, più che per la bellezza dell'opera in sé. Un motivo ci sarà? Ecco qui di seguito la mia recensione.

Immagine di anteprima per Melancholia_73_photo_by_Christian_Geisnaes.jpg

Con Lars Von Trier non ci sono vie di mezzo, o si ama o si detesta, anche per colpa del suo modo di comunicare troppo spesso fuori dagli schemi e dal bon ton. Il filmmaker racconta la fine del pianeta Terra, gli ultimi giorni prima che l'umanità si estingua. Von Trier lo fa dividendo la pellicola in due parti: la prima incentrata sulla storia di Justine (kirsten Dunst), in procinto di sposarsi, la seconda vede Claire alle prese con i preparativi del matrimonio della sorella, prima che il pianeta Melancholia distrugga tutto. Pochi e discreti sono gli effetti speciali, tutti in modo poco invasivo, ottima la scelta delle musiche da opera e il cast, in particolar modo la bella Dunst che si comporta egregiamente, anche se non è ingarbugliata nelle tele dell'uomo ragno o alle prese con facili commedie.

Immagine di anteprima per Melancholia 19 photo by Christian Geisnaes.jpg

E allora cosa non va nel film, viene spontaneo chiedersi? Direi tutto il resto. Se la regia a camera a mano fai il suo dovere com'è abitudine di Lars Von Trier, anche se in alcuni punti eccede, è l'intreccio, i personaggi, lo sviluppo e soprattutto la sceneggiatura a non convincere minimamente. Bisogna aspettare ben due ore e dieci minuti per vedere la fine del mondo, quando però tutto è annunciato dalla prima sequenza. Se nel cinema del regista danese si è sempre trovata una quest, una filosofia introspettiva, in questo caso il tentativo è del tutto velleitario e poco denso di significati da impressionare lo spettatore. Se la prima parte regge ancora, la seconda è solo un esercizio di stile o poco più. Dialoghi poco approfonditi fanno il resto, al limite del banale, per una storia che sulla "carta" aveva molto da dire, soprattutto se a trattarla è un autore come Lars Von Trier.

Melancholia è in fin dei conti un esercizio di maniera che rimane tale e non riesce ad andare oltre. Nuova occasione sprecata per il cineasta danese, per cui sono sempre più lontani i fasti di Idioti, Dancer in the Dark e Dogville.

7
7 commenti
7
20 Mar 2012
alle 13:08

March

Lars von Trier con questo film, pari solo alla bellezza di Dogville, si candida alla poesia in pellicola. Il film è pregno di simboli e la trama è un gioco che si chiude solo dopo avere conc cura visitato i "mondi interiori" dei suoi attori. Ciascuno vive esprimendo il proprio senso delle cose, la propria visione del mondo, in modo puro e perchè in relazione con gli altri personaggi.

questo film è un capolavoro. mi spiace averlo visto in dvd solo un mese fa.

la cifra del recensore è pari solo alla scarsa leggibilità della pagina web in cui scrive....

6
17 Mar 2012
alle 00:36

kd

Un bellissimo film, una pessima recensione.

5
23 Feb 2012
alle 09:31

Dario

Forse il recensore farebbe meglio a dedicarsi ad altro genere di film un po' più comprensibili, qualcosa sul genere di american pie, e a lasciar perdere pellicole così impegnate...

4
23 Feb 2012
alle 00:26

Fabrizio Mangatia

Per me Melancholia è un film bellissimo, credo il recensore mostri poca sensibilità al reale valore artistico dell'opera

3
10 Nov 2011
alle 21:26

Davide

Queste recensioni sono tipiche di quei casi in cui di un film si è capito davvero poco.

Sottolineerei, dato che sembra passato fuori dal campo di coscienza, che la pellicola non "parla" della fine del mondo. Affatto.

è strano perchè in realtà tutto è molto esplicito: un pianeta di nome "melancolia" si avvicina inevitabilmente alla terra. Credi che sia un film in stile "2012"? Bisognerebbe avere un po' di fiducia in più verso un regista del calibro di Von Trier.

C'è un requisito molto importante per apprezzare questo film: sapere cos'è la melancolia (possibilimente nell'accezione psicodinamica - e non psichiatrica - del termine).

Il film coglie e descrive con una magnifica - e per nulla banale - metafora lo stato d'animo melanconico, il cosa si senta a soffrire di questa "malattia".

Vorrei solo consigliare al recensore (e a tutti coloro ai quali il film non è piaciuto) di concedersi l'onestà di ammettere che per lui la parola "melancolia" non ha nessun significato. Così, tanto per chiarirsi...

Buona ri-visione!

2
05 Nov 2011
alle 11:27

DANIELE

Che cazzata di recensione, cambia mestiere!

1
30 Ott 2011
alle 19:15

Meursault

Capolavoro per pochi adulti. Quelli, per intenderci, che non si dolgono della mancata riproposizione di un film mediocre come Dancer in the Dark. Consigliato a chi non si lagna per il furto delle caramelle con l'effige del messia sopra. Gli altri a letto presto. Saluti 

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